Nàpule

“Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca’ nun si sulo” [Pino Daniele]

Se è vero che ogni viaggio un pò cambia il tuo modo di vedere il mondo è anche vero che alcuni luoghi hanno il potere di farlo più di altri.

Sono entrato a Napoli dalla stazione dei treni, sbalzato subito nella corrente di persone e traffico, clacson e frenesia. Camminando per strade e poi vicoli ho incontrato negozi a cielo aperto, venditori strillanti, motorini sfreccianti, ancora clacson, domandandomi se tutto ciò fosse solo un quartiere particolare della città oppure fosse Napoli stessa.

Poi, entrando nel cortile del palazzo in cui alloggiavo, sono stato accolto da Pino Daniele, con la famosa canzone ‘O Scarrafone, ad alto volume e proveniente da un negozio di tatuaggi, in cui un robusto giovane esponeva il suo collo al tatuatore. A lato dell’insegna del laboratorio, un quadro di Maria con in braccio Gesù bambino.

Ma Napoli ci fa o ci è?

La risposta coi giorni non è arrivata, o meglio, la città ha lasciato credere alla recita come all’autenticità, il teatro come stile di vita, e la vita una messinscena continua.

Oltre a ciò Napoli si è mostrata sporca e meravigliosa, chiassosa e con luoghi di pace nascosti, sospettosa ed accogliente, retrograda ed allo stesso momento moderna, all’avanguardia, come se corresse su binari non paralleli, che si stringono e si allargano, a seconda del quartiere, delle persone, del momento.

La pretesa di cogliere un’essenza è svanita prima ancora di nascere, respirando emozioni e odori, percependo un ambiente attorno a tratti sconvolgente eppure non così lontano a quello vissuto quotidianamente a Brescia, ho potuto vivere Napoli come un’esperienza particolarmente toccante.

Come se mille colori e paure avessero pesato nello zainetto, fino ad arrivare a casa.